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Enogastronomia Campana

Fico bianco del Cilento

La Denominazione geografica protetta “Fico bianco del Cilento” è riferita al prodotto essiccato della cultivar “Dottato”, pregiata varietà di fico diffusa in tutto il Mezzogiorno. In particolare, il prodotto tutelato è quello derivato da uno specifico ecotipo della cultivar Dottato, che si è andato selezionando e diffondendo nel Cilento nel corso dei secoli: il “Bianco del Cilento”.
Prodotto avente caratteristiche uniche e di assoluto pregio, apprezzate anche all’estero, il “Fico bianco del Cilento” DOP deve la sua denominazione al colore giallo chiaro uniforme della buccia dei frutti essiccati, che diventa marroncino per i frutti che abbiano subito un processo di cottura in forno. La polpa è di consistenza tipicamente pastosa, dal gusto molto dolce, di colore giallo ambrato, con acheni prevalentemente vuoti e ricettacolo interno quasi interamente pieno. Tali caratteristiche, considerate di eccellenza per la categoria commerciale dei fichi essiccati, sono appunto i tratti distintivi che qualificano il “Bianco del Cilento” DOP sui mercati. Read more

Torrone di Benevento

Apprezzato e consumato dalle classi agiate, come da quelle più povere, il torrone era conosciuto già al tempo dei Romani, come dimostrano alcuni scritti dello storico Tito Livio. Anche il poeta latino Marziale ci racconta che la cupedia era una delle specialità gastronomiche del Sannio e non a caso i venditori ambulanti di torrone vengono chiamati “cupetari”. Il termine “torrone” invece deriverebbe dal latino torreo, verbo che significa “abbrustolire”, con riferimento alla tostatura delle nocciole e delle mandorle. A Benevento, è da sempre diffusissima la produzione del torrone, attività che si è poi estesa a tutta la provincia, che negli anni si è distinta per il sorgere continuo di numerosi centri produttivi di eccellenza, come a esempio le cittadine di Santa Croce del Sannio e Montefalcone di Val Fortore. La fama del torrone di Benevento, già enclave dello Stato Pontificio, si diffuse in particolar modo nel XVII secolo, in quanto, in occasione delle feste natalizie, il prodotto veniva mandato finanche a Roma, in dono a prelati e ad alti personaggi della capitale. Non a caso nel secolo successivo una delle specialità prodotte, una vera leccornia, si chiamò appunto “torrone del Papa”. Read more

Struffoli

E’ il tipico dolce che compare sulle tavole durante le festività natalizie, insieme alla frutta secca, ai roccocò, ai mostaccioli, alle zeppole e alla pastiera.
Il dolce è composto da numerosissime palline di pasta (realizzata con farina, uova, strutto,zucchero, un pizzico di sale e liquore all’anice) di non più di 5 mm di diametro, fritte nell’olioo nello strutto e (dopo averle lasciate a raffreddare) avvolte in miele caldo e disposte in un piatto da portata dando loro, in genere, una forma a ciambella; si decora, infine, la composizione con pezzetti di cedro ed altra frutta candita, pezzetti di zucchero e confettinicolorati (chiamati diavolilli, diavoletti oppure “minulicchi”). Una variante può identificarsi negli struffoli al forno, e cioè che le palline di pasta siano cotte al forno anziché fritte, sono più leggeri e altrettanto gustosi.

Pomodorino del Piennolo del Vesuvio

l “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio ” è uno dei prodotti più antichi e tipici dell’agricoltura campana, tanto da essere perfino rappresentato nella scena del tradizionale presepe napoletano.
In realtà, in diversi territori della Campania, esistono raggruppamenti di ecotipi con bacche di piccola pezzatura, i cosiddetti “pomodorini”, che si distinguono tra loro per tipicità, rusticità e qualità organolettica. I più famosi da sempre sono però quelli tuttora diffusi sulle pendici del Vesuvio. Il “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP” raggruppa vecchie cultivar e biotipi locali accomunati da caratteristiche morfologiche e qualitative più o meno simili, la cui selezione è stata curata nei decenni dagli stessi agricoltori. Le denominazioni di tali ecotipi sono quelle popolari attribuite dagli stessi produttori locali, come “Fiaschella”, “Lampadina”, “Patanara”, “Principe Borghese” e “Re Umberto”, tradizionalmente coltivati da secoli nello stesso territorio di origine.

Marrone di Roccadaspide

Il “Marrone di Roccadaspide ”, dal nome dell’ecotipo da cui deriva, fa parte del gruppo genetico di castagne presenti in Campania riferibili alla cultivar-madre “Marrone di Avellino”.
Le caratteristiche distintive del “Marrone di Roccadaspide ” sono rappresentate da una pezzatura media dei frutti di forma prevalentemente semisferica, a volte rotondeggiante. La buccia  è sottile e di colore castano bruno, tendenzialmente rossastra, con strie scure poco evidenti, facilmente distaccabile.  Un carattere distintivo di questo prodotto è il notevole contenuto zuccherino che lo rende molto gradito anche per il consumo allo stato fresco e la tessitura croccante e poco farinosa.
Per le buone caratteristiche organolettiche, l’industria le utilizza principalmente per la produzione di marron glacés, marmellate, castagne al rum, puree. Deliziosi i dolci della tradizione locale che utilizzano queste castagne come materia prima di qualità.

Albicocca Vesuviana

La coltivazione delle albicocche nell’area vesuviana risale al XVI secolo: in una delle sue opere, Gian Battista Della Porta, scienzato napoletano, parla di due tipi di albicocche, le bericocche e le risomele, nome con il quale ancora oggi si usa denominare questo tipo di frutto.

La Pastiera

E’ il dolce classico che viene consumato nelle festività pasquali. E’ preparato con: farina, ricotta, uova, grano bollito nel latte, acqua di fiori di arancio, spezie e zucchero.

Olio d'oliva campano

La cucina campana è imperniata molto sul suo olio extravergine di oliva che la caratterizza come leggera e nutriente, al contrario di altre cucine che fanno uso di burro e sono quindi molto più pesanti. L’olio di oliva campano è un prodotto unico nel suo genere e ha poco da invidiare a quello toscano, dal quale si distingue perchè leggermente più acido.E’ un ingrediente importantissimo per l’impasto della pizza, il prodotto tipico per antonomasia che la Campania ha esportato nel mondo.

Carciofi di Paestum

I carciofi sono per i campani la tempo stesso cultura, arte e tradizione. Per prepararli alla cucina più raffinata si tolgono le foglie più esterne e il torsolo, poi si tagliano a pezzetti e si lasciano sbianchire per mezz’ora in acqua con fettine di limone in modo da eliminare il retrogusto amaro del carciofo, quindi si risciacquano e si asciugano. Così si possono mangiare nella frittata o con la pasta dopo averli cotti in umido con olio, aglio e prezzemolo. Nel Cilento vengono mangiati “mbottuni” (imbottiti con un impasto di uova, formaggio, pangrattato e sale, fritti e passati nella salsa di pomodori). Con questo sugo, insaporito dai carciofi, si condisce anche la pasta. Ma all’ombra del Vesuvio diventa religione il carciofo arrostito intero sui carboni, farcito all’interno delle foglie con abbondante aglio, sale, pepe e prezzemolo, condito con un filo d’olio e coperto con la carta stagnola. Ne vien fuori un piatto dal sapore deciso e primordiale, digerito da pochi eletti e fonte di cospicua alitosi …ma non esiste nient’altro di simile. I Salernitani cucinano il carciofo anche lessato intero: piatto molto delicato e digeribile… però per vesuviani ed abitanti dell’Agro Sarnese Nocerino ciò è ritenuto atto sacrilego.

Limoncello

Il limoncello è il liquore tradizionale distillato dalla buccia di limone prodotto in tutta la Costa d’Amalfi fino a Sorrento. E’ un liquore naturale, con ottime proprietà , un gusto unico, profumato, ottenuto secondo una semplice ed antica ricetta. E’ un composto semplice da realizzare, senza l’aggiunta di agenti coloranti, stabilizzanti, additivi o conservanti. La semplicità e la cura con cui viene prodotto accentua l’originalità e la purezza, proprio come tanto tempo fa. Il limoncello viene servito a temperatura ambiente o freddo, come digestivo o aperitivo. E’ un ottimo digestivo quando viene servito in un bicchiere ghiacciato. Con dell’acqua tonica diventa, invece, una gradevole bibita dissetante. E’ ottimo nello champagne o nel prosecco per preparare long-drinks. E’ molto gradevole sul gelato, sulla macedonia o sulle fragole. Vi consigliamo di mettere la bottiglia in freezer, così da poterlo gustare appieno.

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