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San Donà di Piave

San Donà di Piave

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Il difficile passato di questa terra ha lasciato il segno anche nella città e nei centri abitati delle frazioni: San Donà è “nuovo” e, a differenza di altri centri storici del Veneto, non conserva edifici particolarmente antichi, con una lunga storia alle spalle. Purtroppo, in più occasioni, gli eventi disastrosi, da quelli più remoti ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, hanno spazzato via ciò che l’uomo aveva faticosamente realizzato, costringendolo a rimettersi all’opera e ricostruire la città. E così è stato, dal Medioevo fino ai giorni nostri. Oggi San Donà si presenta come una città moderna e “a misura d’uomo”, una città da vivere e frequentare, nelle sue ampie piazze, nei curati giardini, lungo le larghe strade, ornate da costruzioni novecentesche, molte delle quali dei pregevoli esempi della migliore architettura novecentesca. Non dimentichiamo poi il tributo al Piave, nel bellissimo Parco Fluviale che sorge sulle rive del fiume e ripropone la ricchezza e la rigogliosità della flora locale.

Ma vogliamo iniziare la nostra “passeggiata” da una chiesa che non c’è più, la celebre cappella di San Donato, origine del nome della città. Edificata sulla riva sinistra del Piave nel 1128 in onore del santo vescovo dell’Epiro, essa fu il primo fulcro documentato del centro abitato che si andava sviluppando intorno. Sennonchè di quell’origine resta solo il nome: nel 1550, a conseguenza delle tremende piene che modificarono il corso del fiume, la cappella si trovò sulla riva opposta del Piave, fuori dal territorio di San Donà. Nacque così “San Donato oltre la Piave”, l’odierno Musile, e San Donà dovette costruirsi una nuova Chiesa.
Rimaneggiata e ricostruita più volte, la Chiesa venne intitolata, nel 1746, a Santa Maria delle Grazie, come epidemia di colera. L’edificio attuale fu costruito nel 1842. Nemmeno la Chiesa scampò alle devastazioni della prima guerra mondiale: il campanile fu raso al suolo dagli stessi abitanti perchè gli invasori non potessero usarlo come torretta di avvistamento. Negli anni Venti la ricostruzione: prima il campanile (1922) e in seguito la facciata, ornata con un possente pronao disegnato dall’architetto Torress. Furono quelli gli anni che diedero un nuovo volto alla città; sorsero nuove piazze circondate da pregevoli edifici e collegate da larghe e comode strade. Tra i monumenti presenti in città ricordiamo il bronzo del Bersagliere di Porta Pia, posto nel 1965 sulla sponda destra del fiume.

Strettamente legato alle vicende della città e del territorio circostante il ricco Museo della Bonifica, che raccoglie le più significative testimonianze storiche del territorio solcato dal Piave e delimitato dalla laguna. Nelle stanze del museo si possono ammirare i reperti romani rinvenuti nell’antica Eraclea, oggi Cittanova, le decine di strumenti dell’attività contadina che non ha mai conosciuto sosta, e i reperti bellici della Grande Guerra, di cui San Donà fu uno dei teatri più cruenti. Ampio spazio è dedicato poi all’imponente opera di bonifica che caratterizzò la storia della città nel corso dei secoli: tra le sezioni in cui è raccolto il materiale più significativo della laguna lotta fra i sandonatesi e una natura ostile. I documenti più importanti sono conservati nella fornita bibblioteca mentre sono esposte numerose cartine di San Donà e dintorni.

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