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Castelnuovo Val di Cecina

Castelnuovo Val di Cecina

Le prime fonti documentate riguardo all’esistenza di Castelnuovo risalgono al 1176, epoca in cui fece parte del castelli su cui esercitava diritti l’Abbazia di Monteverdi. Esso fu verosimilmente fondato nel corso del XII secolo dai conti Alberti da Prato, signori del castello all’inizio del Duecento. Tuttavia i cittadini di Castelnuovo, tra i quali i Lambardi che erano la famiglia socialmente più facoltosa, si sottomisero al Comune di Volterra prestando giuramento nel 1213. Vi rimasero fedeli anche dopo che quest’ultimo, nel 1254, fu occupato dalle truppe fiorentine. Nell’estimo del 1288 Castelnuovo appare come uno dei castelli piu importanti dell’intero distretto volterrano. Ottaviano Belforti, nella prima metà del XIV secolo, fece fortificare il cassero e costruire una torre a spese dei volterrani; quando tuttavia Volterra insorse contro i fiorentini nel 1429, Castelnuovo si sottomise spontaneamente a Firenze ottenendo in cambio privilegi e garanzie. Nel 1447, come altri comuni del volterrano, subì l’invasione dell’esercito di Alfonso d’Aragona re di Napoli, e l’anno successivo, avvenuto il ritiro delle truppe occupanti, rimase sotto il controllo militare del senese Antonio Petrucci. Con l’appoggio dei fiorentini i volterrani riuscirono nello stesso anno a riconquistare il castello. Nel 1513 Firenze restituì a Volterra gli antichi privilegi di molti castelli limitrofi tranne Castelnuovo, ai cui cittadini rimase libertà di scelta nell’elezione del podestà. Divenne feudo granducale nel 1639, eretto in marchesato dal Granduca Ferdinando II De’ Medici a favore di Luca degli Albizzi e dei suoi discendenti; a questa famiglia rimase sino alla seconda metà del XVIII secolo in coincidenza dell’abolizione dei feudi granducali. Pietro Leopoldo I di Lorena provvide a restituire a Castelnuovo nel 1776, la completa autonomia di Comune.

Castelnuovo Val di Cecina si presenta come un suggestivo borgo medievale a forma di pigna, arroccato sulla collina intorno ad un primitivo nucleo fortificato disposto per semi-anelli concentrici. Risultano bene individuabili le varie parti dell’insediamento in corrispondenza con le diverse fasi di espansione. Il nucleo originario è collocato nella zona sommitale del monte, immediatamente seguito dal borgo antico. L’insediamento contadino risulta posto a valle mentre lo sviluppo dell’epoca cinquecentesca ha interessatto l’asse della strada statale. Le vestigia della rocca sono individuabili in numerosi particolari architettonici, come l’arco di accesso al borgo, i contrafforti cilindrici su cui un tempo si ergevano le torri e i possenti basamenti a scarpa di alcune abitazioni. Il tessuto edilizio si snoda lungo assi viari lastricati che si sviluppano parallelamente alle curve di livello. Per tale ragione le abitazioni che qui si affacciano presentano su un fronte due livelli, mentre hanno più piani sull’opposto. Alla sommità del nucleo antico sorge la chiesa intitolata a San Salvatore. Se si accede al borgo dal nucleo alto del paese, percorrendo il cosiddetto “chiassino“, il vicolo più stretto al mondo, si arriva direttamente al centro dell’antico abitato, vivendo un’esperienza paragonabile ad un improvviso tuffo nel medioevo. Di epoca comunale è il tratto di borgo che si estende a nord della rocca, caratterizzato dalla piazza che risulta essere un allargamento della strada, atto a consentire la dislocazione dei mercati, motivo essenziale nella nascita e sviluppo della realtà comunale. Il corso principale è invece di origine rinascimentale e rappresenta oggi il catalizzatore delle attività commerciali del paese; al termine del medesimo ha sede il palazzo comunale. Il borgo contadino, cresciuto alla base del nucleo antico, si caratterizza per un’edilizia in pietra e mattoni, complessivamente più povera. Piccole scale, sottopassaggi e stretti vicoli regolano lo sviluppo del tessuto abitativo. Nella parte più a valle la presenza di numerose coltivazioni ed orti ha motivato la nascita di un’edilizia maggiormente diffusa.

Fonte: APT Pisa.

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