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Castiglione della Pescaia

Castiglione della Pescaia è un noto centro balneare sulla costa grossetana. Di origine romana, potrebbe essere il centro di Salebru citato dalle fonti itinerarie romane. Il paese medioevale si è sviluppato attorno al castello sulla sommità del poggio, mentre la parte moderna si è sviluppata lungo la costa. Nel X sec. entrò a far parte del dominio pisano e risale alla dominazione pisana la costruzione della prima grande torre con base a scarpa sul punto più alto del poggio. In seguito venne costruita la cinta muraria intorno al paese, rafforzata da torri e torrioni. Nel 1447 Alfoso d’Aragona, re di Napoli, rialzò le due torri che, a seguito della costruzione di due piani di abitazioni, assunsero la veste di un vero castello.

Castiglione della Pescaia è situato sulle alture che dominano la foce del fiume Bruna a NO di Grosseto.

I ritrovamenti più antichi dell’insediamento che risalgono al periodo romano-repubblicano sono costituiti da una serie di edifici in località le Paduline. Foto aeree rivelano nell’area un abitato di vaste proporzioni, forse l’antico centro di Salebrum.

Nel 1446 il paese fu occupato dagli Aragonesi e venne ceduto come dote di Eleonora di Toledo a Cosimo I dei Medici. Due sono le testimonianze della bonifica lorenese osservabili a Castiglione della Pescaia: la Casa Rossa ed il ponte Giorgini.
Il matematico Giorgini (1827) fu infatti incaricato da Leopoldo II di Lorena per la realizzazione di un intervento al fine di risolvere l’ormai secolare problema delle aree paludose. Secondo lo studioso la malaria era causata dalla mescolanza delle acque dolci con quelle salate. Il suo intervento si realizzò nella suddivisione delle aree paludose in cinque bacini, corrispondenti alle valli maggiori, di cui si doveva favorire l’essiccamento naturale. Nel 1827 fu costruito sul fiume Bruna il ponte a tre luci con cateratte che si aprivano in direzione del mare. Pochi anni dopo iniziarono gli scavi del primo Diversivo che collegava l’Ombrone alla foce del Bruna, passando per la località Bucacce, a cui seguirono gli scavi di un secondo Diversivo con un percorso simile all’antico Canale Navigabile.

Le spiagge, una propria del lungomare di Castiglione della Pescaia che arriva fino a Punta Capezzolo e l’altra che arriva fino a Le Marze , rappresentano, con la loro forma a falce, esempi di equilibrio fra le correnti marine ed i venti grazie anche al regolare spostamento dei materiali di riporto forniti dalla foce del fiume Bruna. La pineta completa la cornice variopinta del litorale, mentre il verde della macchia mediterranea colora le alture alle spalle del paese.

La palude della Diaccia Botrona, è ciò che resta di una più vasta zona paludosa, interessata da un sistema idrico artificiale, eseguito in tempi diversi, per la bonifica di una buona parte dell’area pianeggiante compresa tra Castiglione e Grosseto.
Di interesse geologico è la formazione del Macigno in affioramento lungo la Strada Panoramica.

La spiaggia di Castiglione della Pescaia presenta nella zona sommersa non distante dalla riva dei banchi rocciosi costituiti da arenarie che si affiancano alla costa e che contengono inglobati avanzi della lavorazione antica del ferro. Queste arenarie (Arenarie di San Vincenzo) sono un esempio di rocce munite di documenti di industria umana. L’abbondanza di queste scorie è legata all’ingente escavazione del minerale di ferro elbano. Questo veniva portato sulle spiagge del continente prospicienti l’isola per una prima lavorazione. Gli scarti di fusione, abbandonati sulle spiagge, appaiono oggi legati ai sedimenti sabbiosi dalla cementazione (diagenesi) che da una sabbia sciolta ne ha fatti un’arenaria.

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