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Siracusa

Siracusa fu sicuramente una delle città, che più di altre, che decise i momenti della storia del Mediterraneo. Aveva respinto i fenici, facendo affermare la prevalenza dei greci in attesa dei romani…
Il suo nome, infatti, evoca il passato soprattutto greco e le rivalità con Atene e con Cartaginne, passato di cui la città conserva numerose testimonianze.

La posizione geografica è invidiabile, tra le acque del Porto grande, l’unico riparo naturale delle coste siciliane ed i monti Iblei, Siracusa fu fondata da un gruppo di coloni greci provenienti da Corinto nel VIII secolo a.C.
Anche se la zona era già abitata, come testimoniano i reperti venuti alla luce nella zona di piazza Duomo, già nel XIV secolo a.C.

Oggi Siracusa (il nome deriva dal greco Sirako, che significa palude) conta 127 mila abitanti che vivono nei cinque quartieri dell’antica Pentapoli di Dionisio dai nomi greci (come Akradina, Tike, Neapolis, Ortigia) e Santa Lucia, più le frazioni di Cassibile, a Sud, nei pressi dell’omonimo fiume che i greci chiamavano Kakiparys, e Belvedere, a poca distanza dal Castello Eurialo.

Il Teatro di Siracusa è uno dei più grandi del mondo greco. La struttura, interamente scolpita nella sua roccia del Temenite fu creata dall’architetto Damocopos, soprannominato Myrilla.
Usato anche per assemblee pubbliche fu rimaneggiato al tempo di Ierone (II secolo a.C.) ed anche i romani ne modificarono l’assetto per dedicarlo ad altri spettacoli. Nel XVI secolo gli spagnoli lo spogliarono del marmo che ricopriva le gradinate.
Il teatro è orientato verso il mare, ha un’acustica eccellente ed offriva agli spettatori un bellissimo panorama.

A Ovest del teatro la via dei Sepolcri, che si inoltra tra due pareti di roccia con scavate nicchie votive di epoca ellenistica e ipogei bizantini. A valle, una maestosa gradinata rettilinea di 27 metri di lunghezza, forse un teatro arcaico.

All’ingresso di Ortigia i resti dell’imponente tempio di Apollo, ritenuto il più antico tempio dorico della Sicilia, risalente all’inizio del VI secolo a.C.
In via XX settembre, poco distante dall’Apollonion, i resti della porta urbica che apriva la via sacra che collegava i due templi di Ortigia, quello di Apollo e quello di Atena, oggi il Duomo.

Il tempio di Atena è un periptero esastilo (cioè con sei colonne sul lato più piccolo e quattordici sul più grande) oggi inglobato nella struttura del Duomo e fu costruito nella parta più alta dell’isola popolata, come vuole la tradizione, dalle quaglie, volatile sacro ad Atena.

Sulla terraferma, visibile dalla parte più alta di Ortigia ai tempi dei greci, il tempio di Giove Olimpico, che era collegato alla città da una via sacra.
E’ uno dei templi più antichi di Siracusa: rimangono in piedi solo due colonne doriche in uno scenario di suggestiva bellezza.

L’ara di Ierone fu fatta costruire dal tiranno nel periodo di pace che seguì le guerre puniche. Lunga 198 metri l’ara consisteva in un gigantesco ripiano di roccia su cui per le celebrazioni Eleutèrie (Zeuss liberatore) venivano sacrificati oltre 400 tori.

Nell’area del parco archeologico la latomia del Paradiso, l’enorme cava di pietra da cui furono estratti nel corso del secoli 850 mila metri cubi di roccia calcarea, utilizzata per costruire la città.

Nella latomia l’Orecchio di Dionisio, una grotta artificiale a forma di esse, lunga 65 metri e alta 23. A darle questo nome fu Caravaggio, che la visitò e notò la sua caratteristica di amplificare anche il più minimo rumore. Attigua, la grotta dei Cordari, che prende il nome dall’ormai scomparso mestiere degli annodatori.

Accanto alla latomia dell’Intagliatella, la più piccola latomia di Santa Venera, trasformata in un rigoglioso giardino. Una fitta vegetazione caratterizza anche la latomia dei Cappuccini, nella parte della balza di Akradina più vicina al mare. Le mura dionigiane, realizzate dal tiranno Dionisio I nel V secolo, nel momento di maggiore espansione della Pentapoli, racchiudevano Siracusa in una cerchia difensiva alta 10 metri e spessa tre. I nemici, in quel tempo, erano i cartaginesi.

Del sistema difensivo della città faceva parte anche la Scala greca, demolita negli anni Quaranta, un sistema irregolare di fortificazioni a dirupo sul mare. Del grande sistema difensivo progettato da Dionisio per la metropoli faceva parte anche il Castello Eurialo.
L’Eurialo oggi appare come lo rimaneggiarono i bizantini mille anni dopo la sua fondazione. Ma nel suo concepimento originario era composto da una fortezza avanzata collegata al corpo principale da un ponte levatoio a Ovest e cinque torri, oggi ancora visibili.

L’anfiteatro romano, scoperto nel 1839, si fa risalire al I secolo d.C., ed è la terza struttura del genere per grandezza, dopo il Colosseo e l’arena di Verona.

Spicca, tra un gruppo di tombe romane di epoca imperiale, quella che si è voluta identificare come la tomba di Archimede. Si tratta, invece, di un colombario romano del I secolo. La vera tomba di Archimede, descritta da Cicerone come un cippo con la figura di una sfera e un cilindro, è andata persa. Lungo via Elorina, il Ginnasio romano del I secolo d.C., nel luogo che alcune fonti indicano ci fosse la tomba di Timoleonte. Fuori dal parco archeologico, nell’antico quartiere di Tyche, nella zona di piazza della Vittoria, sono venuti alla luce resti di una strada pavimentata in uso dal I al III secolo d.C.

A Sud i resti del santuario dedicato a Demetra e Kore.

Nel Porto piccolo gli scavi hanno riportato alla luce il bacino denominato “Lakkios”, cioè marmoreo; nella zona i resti di un ponte di epoca romana che congiungeva Ortigia con la terraferma.

L’estensione delle catacombe di Siracusa è seconda soltanto a quella delle catacombe romane.
La città fu una vera e propria testa di ponte del cristianesimo per gli intensi rapporti commerciali che Siracusa antica ebbe con la Siria e la Palestina, oltre che alla presenza carismatica di San Paolo, al cui periodo di permanenza a Siracusa è dedicata la chiesa paleocristiana accanto all’Appolonion.
Le catacombe di San Giovanni sono le più recenti del tessuto siracusano e le uniche aperte al pubblico. Sono costituite da un intricato labirinto di gallerie che fa capo al “decumanus maximus”. Le gallerie conducono a cinque cappelle circolari, tra cui la rotonda di Adelfia, da cui proviene un bel sarcofago del VI secolo d.C. , che da poco ha trovato collocazione al museo archeologico “Orsi”.

Una chiesa di rilievo è sicuramente la chiesa di San Giovanni Evangelista , fondata nel I secolo d.C. e costruita forse coi resti del tempio greco distrutto di Demetra e Kore, nella cui cripta era conservato il corpo del primo vescovo della città, Marciano.
La chiesa, devastata dagli arabi, fu ricostruita dai Normanni, alla cui età risalgono quattro capitelli coi simboli degli Evangelisti che ornano la cripta di San Marciano.
A Ortigia del periodo medioevale restano poche ma interessantissime testimonianze. Palazzo Greco, edificato nel XIV secolo, con un’elegante loggia d’angolo con una fontana, oggi è sede dell’Inda. Quasi di fronte la chiesa di San Cristoforo, di stile chiaramontano. In via Mirabella la chiesa normanna di San Tommaso, costruita nel 1199. E’ invece considerato uno dei simboli della Sicilia trecentesca palazzo Mergulese Montalto , donato ai Montalto da Costanza d’Aragona. Fu smantellato nel XIX secolo palazzo Migliaccio, del cui prospetto in via Picherali si conservano soltanto i motivi a zig zag di pietra lavica nera alternata a calcare bianco.

Il terremoto del 1693 colpì duramente la città. L’opera di ricostruzione, però, permise agli architetti ed agli scalpellini locali di “ripensare” l’aspetto di Siracusa, arricchendo con gli elementi barocchi i palazzi già esistenti.

Il tremendo sisma non distrusse completamente Ortigia pur causando 4.000 morti, segnò un’importante “conversione” di palazzi già esistenti allo stile imperante del tempo, il barocco. Il risultato è un’armonia che fa di Ortigia un luogo assolutamente unico, nel quale si amalgamano aspetti architettonici ed urbanistici tipici dell’”anarchia equilibrata” che imperversò all’inizio del Settecento e che si richiamano al periodo greco, al medioevo, alla dominazione spagnola.

La forma semicircolare di piazza Duomo, esaltata dopo la fine di una lunga serie di lavori per la realizzazione di una pavimentazione bianca che contrasta col colore del calcare dei palazzi, vede dominante la Cattedrale.

L’espressione stilistica della piazza ricalca schemi seicenteschi ed evidenzia l’alleanza tra il potere ecclesiastico e quello baronale, che proprio qui realizzarono i loro palazzi, simboli del potere. Così, accanto al Duomo di Santa Lucia c’è il palazzo Arcivescovile, con una terrazza a giardino pensile, progettato nel 1618 da Andrea Vermexio su commissione del vescovo Torres
Dall’altra parte del Duomo, il palazzo del Senato, realizzato nel 1622 su progetto di Giovani Vermexio, sede del potere secolare della città. Da segnalare il Palazzo Beneventano del Bosco e la chiesa di Santa Lucia alla Badia.
Dopo una giornata passata ad ammirare le meraviglie che offre la città, di sicuro ci vuole un sano riposo, che si può trovare nei numerosi hotel sparsi per tutta Siracusa.

Fonte: www.apt-siracusa.it

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