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Gallipoli

Da qualunque parte vi si giunga, Gallipoli fa al visitatore l’effetto d’un luogo esotico: “tutta bianca sotto il sole, affocata come una città araba della costa d’Africa” parve a D’Annunzio, che vi pose piede il 28 luglio 1895. Bianca è ancora, ma cresciuta oltre l’isola che ne conserva, entro il recinto delle mura, la parte storica. Da lontano, l’isola appare, quando la grazia del sole e del cielo concordano, come una nave che stia per salpare verso un qualche “altrove”.

Ma essa è nave all’ancora; città di mare – si direbbe – con i piedi ben piantati per terra. Il suo carattere fonde austerità e gioia di vivere, capzioso ragionare ed attività pratica. È bello entrare ed uscire dalle strade e stradine, che costituiscono il sistema nervoso della città vecchia, affidandosi non ad un itinerario precostituito ma lasciandosi condurre – come per un gioco del caso o dell’immaginazione – dalla conformazione stessa delle strade. Giunti ad un bivio, ad un trivio, prendere la direzione che spontaneamente si offre. Esplorata così, la città si mostra mutevole, quasi in continua metamorfosi. Si offre nel suo aspetto nobile e popolare: due elementi che convivono gomito a gomito nelle strutture architettoniche come nel tessuto sociale del luogo.
Dalla strettoia delle strade interne, sboccate, quasi obbedendo ad un richiamo, a un balcone luminoso sul mare. Il mare chiama con una voce che qui è maliosa e ricca di note profonde. Potete guardarlo dall’alto o accostarlo da vicino: vi si rivela amico ed invitante. Ci sono giorni di vento che la città sembra essere sospinta come una grande vela, e l’impressione ch’essa molli gli ormeggi e si metta a volare sull’acqua si fa più intensa e viva. Il cielo è limpido, l’acqua d’un azzurro carico; le onde, che si rompono sugli scogli o contro i frangiflutti, sembrano voler dare la scalata agli antichi muraglioni o graziosamente, talvolta, coronare col fregio barocco dei loro spruzzi la linea severa delle chiese dei palazzi delle abitazioni umili. È come un grande balcone, Gallipoli. Potete affacciarvi da qualunque lato, e da ogni lato la vista sarà propizia sia che lo sguardo si posi sull’area portuale o scorga, più lontano, il dolce declinare delle ultime propaggini della Murgia salentina verso le spiagge ridenti di Rivabella o di Lido Conchiglie (col bel tratto d’alta pittoresca scogliera della “Montagna spaccata”), sia che si apra sul mare aperto ad intercettare l’isola di sant’Andrea col suo faro superstite, sia che, da un altro lato, scorga le marine di Lido Pizzo o di Mancaversa dominate anch’esse da modeste alture incurvate lievemente su piccoli golfi lunati. Raccordo tra antico e nuovo, coniugazione perfetta tra passato e presente, simbolico trait-d’union, il ponte che lega l’isola alla terraferma, la àncora ad una quotidianità vivace. Ospitale ed ironico, pieno di sviscerato amore per la propria città e fiero della sua storia, l’abitante del luogo sente quel luogo come la quintessenza della vita, un fluido magico pronto a funzionare solo che si pronunzi il nome di questa città che nel proprio nome ha inscritta la bellezza.
Al sole, al vento, ferma e mutevole, Gallipoli è ricca di movimento ma anche d’un dolce arrendersi – se ne sia intenso il richiamo –  ad un oziare ch’è come un pensoso sostare in una condizione d’attesa. Chi, visitandola o soggiornandovi per un poco con la curiosità di forarne l’apparenza, si sforzi di capirla, la troverà ricca di seduzioni e comprenderà l’autostima che l’abitatore del luogo coltiva. Una forma spontanea che nasce non tanto dalla persuasione del proprio valore personale quanto dalla convinzione d’avere, nel proprio codice genetico, i valori fondanti della “città bella”.

Tracce nel tempo

Come per tante altre antiche località, anche per Gallipoli la ricerca delle origini è avvolta da un alone di leggenda. Se ne è attribuita la fondazione, di volta in volta, a un condottiero spartano, Leucippo, o a un gruppo di profughi dalla Sicilia provenienti da un luogo del quale ripeterono il nome nella città che fondarono. Probabile l’origine messapica, poichè messapiche sono le più rilevanti tracce antiche nel territorio. Subì la conquista romana, conobbe la furia di Vandali e Goti, risorse sotto i Bizantini; più tardi, per un trentennio, fu dominio saraceno. Conobbe la dominazione normanna e, in seguito, quella degli Angioini e degli Aragonesi; fu cinta d’assedio (1483) e conquistata, dopo una disperata resistenza, dai veneziani; si oppose vittoriosamente alle soldatesche di Carlo VIII; capitolò davanti agli spagnoli, e il dominio spagnolo assicurò alla città un periodo di calma operosa che consentì una forte ripresa del”attività economica. Nel 1734 passò sotto il dominio borbonico e vi restò, tra qualche breve tempestosa vicenda, fino al momento della realizzata unità italiana.

Città di commerci e di vivacissima vita portuale. Dal suo porto partiva l’olio prodotto in questo territorio e destinato a raggiungere contrade anche lontanissime: la testimonianza di un’intensa produzione olearia è resa dalla frequente presenza, nel tessuto urbano, di frantoi ipogei.

Tra terra e mare

I dintorni di Gallipoli invitano a un’esplorazione fuori delle mura cittadine o non molto lontano dalla città. Santa Maria al Bagno, passati Rivabella e Lido Conchiglie, è la stazione più affolata. Se la piccola spiaggia lunata offre, per la sua conformazione (acqua bassa e sabbia fine), accoglienza soprattutto alle famiglie, la scogliera intorno invita il tuffatore provetto a dar prova delle sue capacità. Poco lontano, nello snodarsi di case e graziosi villini quasi senza soluzione di continuità, Santa Caterina è località balneare di grande richiamo e nell’immediato retroterra ha prestigiose ville patrizie, residenze estive costruite a partire dal ‘700: esempi di eclettismo architettonico con una sua inconfondibile fisionomia. Pregevoli esempi ne sono alcune ville che arieggiano lo stile moresco. Da Santa Caterina si può fare fare un salto a Portoselvaggio: lo si può ammirare dall’alto come uno dei più suggestivi tratti panoramici della costiera tra Gallipoli e Porto Cesareo. Portoselvaggio è parco naturale protetto, dominato dalla cinquecentesca Torre dell’Alto che, in bella posizione sulla magnifica insenatura, si raccorda a un sistema di torri costiere di cui non sfuggiranno all’occhio del turista attento la posizione e la funzione strategica. Da Portoselvaggio si può risalire a Nardò ed ammirare i notevoli monumenti (Cattedrale, Chiesa di San Domenico, edicola dell’Osanan sono alcuni esempi) che caratterizzano questa interessante cittadina.
A Gallipoli sono ubicati anche ben 13 alberghi, da prenotare e soggiornare.

Fonte: APT di Lecce.

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