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Roddi

Roddi

Posto in solare e facile posizione, il paese si sviluppa attorno all’ antico castello, orgoglio dei Falletti e, poi, tra gli altri, dei Pico della Mirandola e dei Savoia.
La fama contemporanea di Roddi è dovuta alla incredibilmente seriosa università dei cani da tartufo istituita nel 1880 da Antonio Monchiero, Barot I per i suoi conterranei, e proseguita sotto il rettorato dei figli Pietro e Pasquale fino ai giorni nostri con il nipote Giovanni Monchiero Barot IV.

La citazione del “castrum” di Roddi poco prima del Mille, pur se antica, è certamente riduttiva come tempi rispetto ad una presenza forte su un rilievo che era in grado di controllare il settore di sud-ovest della viabilità albese, anche se non è possibile ipotizzare che i grandi laterizi d’età romana reimpiegati all’inizio della scala sotterranea che porta al cunicolo di fuga appartenessero ad una precedente costruziore in sito.

All’incirca millenaria è anche l’età del mastio circolare, che dalla costruzione emerge con la posteriore sopraelevazione a beccatelli e caditoie, ma che nella base (inglobata nel grande vano sotterraneo) palesa la relativa antichità per la prevalenza nel muro di pietre del Tanaro.
Artefici della trasformazione, ad opera di maestranze attive in zona, come dimostrano analogie con altri fortilizi, furono probabilmente certi signori di Neive trapiantati per affari nella provenzale Maguelonne.
I Falletti qui vennero tardi, e vi restarono poco, sostituiti dai Pico della Mirandola nel secondo quarto del ‘500, quando nel castello succede di tutto, dai “veementi e terribili assalti notturni” del demonio alla beata Caterina De Mattei all’assassinio di padre e figlio Pico ad opera di un nipote.

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