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Mombaldone

Mombaldone

Immerso nei calanchi, come un’oasi in un deserto di tufo ingentilito dalle ginestre, Mombaldone è l’unico borgo della Langa di Asti ancora cinto delle mura originarie.

Passeggiare per la sua unica via centrale, da cui si dipartono vicoletti e passaggi, archivolti e cortili, significa compiere un percorso della memoria, un viaggio a ritroso nel tempo. Il colore dominante è il grigio delle case e l´ocra dei muretti a secco, ravvivato di tanto in tanto dal rosso dei vecchi coppi piemontesi lasciati affiorare in abili restauri.

L’antico borgo castellano, di carattere medievale, ancora ben conservato, è sorto in epoca romana in prossimità del percorso della via Aemilia Scauri, tratto della più famosa via Julia Augusta che dalla ligure Sabazia (Savona) immetteva ai varchi per la Padania. L´abitato si snoda in due settori separati dal castello, oggi in rovina. Le unità edilizie, caratterizzate da strutture medievali, offrono particolari costruttivi in pietra arenaria, dai davanzali alle finestre, dai portali (alcuni con stemma carrettesco) ai voltoni. Molte sono le facciate in pietra a vista (pietra serena e pietra di Langa).

Partendo da via Cervetti, si può ammirare la Porta d´ingresso al ricetto, ad arco acuto, intatta nella sua forma di origine medievale. Essa costituisce l´accesso al borgo antico, il cui agglomerato a stesura lineare con asse sulla strada maestra è ricco di residenze di impianto rinascimentale, rimaneggiate, abbellite o ripristinate tra la metà del Seicento e i giorni nostri. Sulla piazza Umberto I, epicentro del borgo, convergono le maggiori emergenze monumentali.

La prima è l´Oratorio dei SS. Fabiano e Sebastiano, edificato sul fossato del castello nel 1764  e restaurato nel 1995-1997: l´ampia e sobria aula, con decorazioni del 1883, ospita attualmente convegni, mostre, riunioni, manifestazioni culturali e musicali.Mombaldone

La seconda è la Chiesa parrocchiale di S. Nicola, costruita a pianta esagonale nel 1790, sempre sul fossato del castello: l´interno custodisce tele secentesche e un gigantesco organo realizzato dai torinesi Fratelli Collino nel 1885.

Oltrepassata la piazza, la strada s´inerpica verso la sommità più elevata del borgo, dove il paese si disperde nella campagna. Si fiancheggia ciò che resta del Castello (XIII-XIV sec.), parzialmente demolito nel 1637.

Al centro del Castello si erge una torre quadrata, ora poco più che un rudere, diroccata non solo dal tempo e dall’incuria ma anche per volontà nobiliare. Fu, infatti, il marchese Aleramo del Carretto, alla cui famiglia fin dal 1209 fu concessa l´investitura del feudo di Mombaldone, a donare nel secolo scorso parte delle pietre della torre per consentire l’ultimazione del tratto di ferrovia che collega Mombaldone a Spigno. In via Roma, tra il muraglione del Castello e l’oscura Portiola, un antro sorretto da volte in pietra a vista che metteva in comunicazione la strada maestra con la ripida discesa in fondo alla quale stava, vicino al fiume, l´abbeveratoio dei cavalli pronti ad essere cavalcati in caso di fuga precipitosa,  si trova il palazzo detto la Fortezza. Il massiccio edificio con esterni in pietra a vista, documentato già nel 1209 e a più riprese rimaneggiato, dal 1981 è sede dell’Aldilà, un ristorante di richiamo internazionale, dove la marchesa Gemma Del Carretto conduce i suoi ospiti in affascinanti saloni d’atmosfera illuminista con arredamento “giuseppino” e “teresino”, quindi settecentesco.

Tralasciando il borgo, di moderno insediamento, formatosi a partire dal 1870 intorno alle costruzioni ferroviarie della linea Acqui-Savona, si può cercare, a nord del ponte sul Bormida, il vecchio Molino di Mombaldone (XVI-XVII sec.). L´antica costruzione ha nei secoli assicurato la sopravvivenza alla comunità locale, ma è ormai priva delle originarie attrezzature.

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Il nostro Video su Mombaldone

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