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Livigno

Livigno

La suggestione ambientale di Livigno è dovuta in gran parte alle conformità delle sue montagne e all’apertura della vallata.
Il fondovalle nei 12 Km. lungo i quali si snoda il paese degrada di appena 100 metri, quindi è quasi completamente piano.
E’ questo straordinario fondovalle piatto che accentua la caratteristica irreale del filiforme abitato.

Livigno è stato un classico “villaggio di strada”, con le case di legno allineate in ordine sparso, alla base dei prati per evitare il faticoso trasporto del fieno e sfuggire alle valanghe, distanziate le une dalle altre per evitare il pericoloso propagarsi degli incendi, composte dall’abitazione vera e propria e da un piccolo rustico.

Per capire la dimora tradizionale livignasca occorre rifarsi ai tre elementi storici dell’economia locale: il bosco, il prato e la neve.
I boschi hanno qui una natura secolare, essi, infatti, si formano molto lentamente perché il ciclo vegetativo delle piante è qui di soli quattro mesi l’anno. Per gli altri otto mesi le piante vivono una sorta di letargo. Questi boschi hanno dato il legno per le case di Livigno.

I boschi sono sempre stati sacrificati al prato. Il contadino livignasco ha avuto storicamente gran fama per la cura di ampie superfici a prato dato che a queste altezze il fieno si taglia una sola volta all’anno, mentre l’attività zootecnica, l’unica possibile da queste parti, ha richiesto l’allargamento continuo della zona a pascolo. Da qui il forte disboscamento avvenuto nei secoli.
La struttura della dimora permanente è diversa da quella del pur vicino bormiese ed è funzionale al clima molto più rigido e alla presenza di abbondante legname. La casa tradizionale più antica è costituita dall’abitazione (‘l bàit) e da un rustico (toilà e stàla) giustapposti in linea o ad angolo, è completamente di legno (la presenza dello zoccolo in muratura indica che la costruzione è più recente); è edificata con dei tronchi sovrapposti uni agli altri.

Il tetto (téit), a due spioventi e falde poco inclinate, è coperto da un assito di larice traversato da travi che trattengono lo scivolamento della neve, oppure ha una copertura di piccole “scàndole”, cioè scaglie di larice. Rari i comignoli, piccole le finestre, per evitare la dispersione di calore e provviste di doppi vetri e scuri interni.

Sino agli anni ’50 Livigno offriva possibilità di turismo solo estivo, data la chiusura per neve degli accessi durante l’inverno e solo pochi appassionati, soprattutto tedeschi, d’inverno, con le slitte, salivano a Livigno per godere degli ampi campi di neve ancora vergine. Nel 1952, pur con alterne fortune, si inizia ad aprire anche d’inverno la strada per Bormio. Si costruiscono i primi due skilift nel 1959.

La definitiva consacrazione turistica di Livigno avviene nel 1965 quando la costruzione del tunnel “Munt la Schera”, che lo collega alla Svizzera, apre la Valle dello Spöl a nuovi mercati sia estivi che invernali: il Nord Europa, attraverso l’Engadina, ed il Sud e Nord-Est Italia, attraverso il sistema autostradale del Brennero. Inizia così lo sviluppo turistico di Livigno. 1965: 6 alberghi e 2 skilift.

Nel 2002: più di 100 alberghi per 4.800 posti letto ed oltre 900 appartamenti in affittanza settimanale, 32 impianti di risalita, 110 km di piste da discesa, 40 km di piste da fondo.
Fonte: www.livignoweb.it

 

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