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Mantova

Mantova

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Mantova è capoluogo dell’omonima provincia e non è una grande città affollata (al 2010 i suoi abitanti residenti erano poco più di 48.000). La sua posizione, sul letto ricurvo del fiume Mincio, che qui si allarga in una collana di romantici laghi, conferisce alla città una personalità elegante ed affascinante, con quel pizzico di dolce melanconia che solo alcuni luoghi sanno darti. La terra, resa fertile dai suoi corsi d’acqua (il fiume ed i tre laghi Superiore, di Mezzo ed Inferiore), è quella della pianura padana, la stessa che da secoli ha trainato l’economia del territorio con l’agricoltura e l’allevamento bovino, le industrie alimentari ed il commercio, e a cui si sono aggiunte nel tempo le industrie meccaniche, petrolchimiche e dell’abbigliamento. L’itinerario urbano della città porta immediatamente a notare la proporzione delle sue dimensioni, gli spazi, le vie e le piazze circondate da chiese medievali, da palazzi rinascimentali… tutto sembra aver seguito un percorso storico ed architettonico di grande equilibrio. Un’armonia tale che pochi anni fa l’UNESCO ha deciso di dichiarare Mantova ed il vicino piccolo borgo rinascimentale di Sabbioneta come Patrimonio dell’intera Umanità “due principali forme urbanistiche del Rinascimento: la città di nuova fondazione, basata sul concetto di città ideale e la trasformazione di una città esistente” .

Il lato architettonico che più colpisce di Mantova è il numero di edifici in stile e le decorazioni artistiche in essi contenute. Le piazze, aperte l’una sull’altra, creano una inusuale illusione che porta il visitatore a ritrovarsi lungo una serie di scenografiche opere prime: la Piazza Sordello, il fulcro della vita politica, religiosa ed artistica di Mantova; il Duomo di Mantova (Cattedrale di San Pietro) che circonda la piazza nella parte a nord-est e che si apprezza per lo straordinario stile barocco-manierista della sua elegante facciata; il Palazzo Castiglioni ed il Palazzo Guerrieri, con quella tipica portanza medievale e che a guardarli in qualche vecchia foto degli anni ’70 affiancati dalle vecchie Alfa Romeo o dalle Fiat fuori serie, viene voglia quasi di entrarci dentro alle foto. Nel frattempo, la vecchia Torre dell’Orologio offre costante i ritocchi del tempo, va in avanti ma anche indietro, a sfogliare i quattro secoli della storia dell’arte mantovana, custodita nel maestoso Palazzo ducale di Mantova, uno dei più belli di tutta Italia. Come non apprezzare, tra i tanti presenti, i dipinti di Rubens della Sala degli Arcieri, o gli affreschi del Pisanello nella Sala delle Sinopie, o ancora i cosiddetti appartamenti degli Arazzi, dei Nani, delle Metamorfosi, con rappresentazioni artistiche riferite al periodo classico?

Dal palazzo ducale al Castello di San Giorgio il passo è breve (sono praticamente attigui). La fortezza venne costruita nel XIV per ragioni urbanistiche e logistiche (a difesa della via di comunicazione tra i due laghi principali del Mincio) e si apprezza in particolare per una grande opera d’arte: la Camera degli Sposi (Camera picta) di Andrea Mantegna – che nel 1456 fu chiamato a corte da Ludovico Gonzaga detto il Turco – un ciclo di affreschi che ricopre tutte le pareti della sala e le volte del soffitto. Per raggiungere quella che a nostro avviso è uno dei luoghi più rappresentativi e suggestivi dell’architettura mantovana, il Palazzo del Te, si attraversano le varie Chiesa di Santa Barbara (XVI secolo), Piazza delle Erbe, Palazzo del Podestà (che fu antica sede del Comune), Palazzo della Ragione (XIII secolo), Rotonda di San Lorenzo, in stile romanico ed ispirata al Santo Sepolcro di Gerusalemme, Casa del Mercante (XV secolo) e diversi altri edifici storici, come la Torre del Salaro (dove un tempo veniva immagazzinato il sale).

Federico Gonzaga, figlio gaudente e raffinato di Isabella d’Este, fece costruire lo splendido Palazzo del Te, in stile manierista, come un rifugio dalla vita di corte. Come si entra nel cortile, si noterà subito lo scopo di tale architettura, quello di farsi ammirare ed di incuriosire. La posizione del palazzo a suo tempo, nel 1525, era quella di aperta campagna circondato dalle acque del lago e arricchito da un grande numero di opere d’arte: rappresentava il culmine della cultura rinascimentale a Mantova, quell’incontro tra natura e arte così fortemente voluto dai Gonzaga e qui rappresentato dal Manierismo italiano, corrente pittorica di transizione, postasi a cavallo tra l’arte del Rinascimento e l’arte Barocca in Italia. Avrete modo di ammirare le famose Sala dei Giganti e Sala della Psiche o la Sala dei Cavalli, affrescate da Giulio Romano, pittore e architetto del Rinascimento e del Manierismo italiano. Non si mancherà di certo la visita al Giardino Segreto e alla sua celebre grotta decorata.

Mentre ci lasciamo alle spalle la visita al bel Teatro Scientifico, edificato nel 1769 da Antonio Galli Bibiena, e la vista dell’elegante scalone del Palazzo Canossa, ci accingiamo ad assaporare i gusti ed i profumi della cucina mantovana, nota per le sue note raffinate. In abbondanza si prediligano la pasta a base di zucca (ottimi i tortelli di zucca), il pesce fresco dei laghi circostanti e i famosi risotti, visto che qui il riso viene coltivato sin da medioevo. Il connubio di questa gastronomia unisce tradizioni popolari e rurali ad una tipica cucina aristocratica di corte, arrivata fino a noi in modo unico e sapiente.

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