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Merate

Merate

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Superato Airuno, la statale per Milano non scende all’Adda, ma percorre un solco formato dal torrente Mòlgora; è questo probabilmente il tracciato della via romana che risaliva da Sesto e Monza verso il ponte di Olginate.
Tra l’Adda e la Mòlgora si innalzano brevi alture moreniche, incise da piccole vallette e coperte da boschi e radure, al cui centro si apre il bacino del laghetto di Sartirana, alimentato da fonti sotterranee e il cui colatore, la roggia Annoni, discende allo stagno di S. Rocco e quindi all’Adda.

Poco lungi dalla villa del Subaglio, già Prinetti, con parco alla francese, sul colle di S. Rocco venne fondato nel 1927 l’Osservatorio Astronomico di Merate, visitabile, organizzato in diversi edifìci per biblioteca, laboratori ed officine, e due grandi cupole, che contengono moderni riflettori e rifrattori, tra i più grandi d’Europa, per la fotometria celeste e l’analisi spettrale.
Dalla villa Montebello, nel Settecento dei conti Orsini, che ha un giardino all’italiana e opere del Velasquez e del Murillo, si può discendere a S. Marcellino e ad Imbersago.

Prendendo a meridione si entra invece nell’aprico contorno di Merate, antico feudo degli abati di S.Dionigi che vi ebbero un castello.
La dolcezza dei declivi, la vicinanza alla metropoli, la facilità di comunicazione furono i fattori che resero la località ben accetta alla villeggiatura della nobiltà milanese, connotata in ville magnifiche: la Baslini del 1775, la Greppi a Carsaniga, la Belgioioso, nel cui blocco centrale si legge la fisionomia attribuitale nel primo Settecento da Giacomo Muttoni; modificata con caratteri barocchetti e arricchita di balaustre e giardini, costituisce uno dei massimi esempi della villa lombarda che, come altre, ridisegna il territorio con viali alberati e prospettive, che si giustappongono ai dossi ed ai limiti, in una sorta di razionalizzazione degli spazi.

La villa è confinante al borgo, concluso dalla chiesa di S. Ambrogio, dalla suggestiva facciata incompiuta di Carlo Buzzi (1648), dove sono notevoli affreschi di Giovanni Antonio Cucchi (XVIII sec), vetrate del Bertini, una marmorea Pietà e l’altare di Leopoldo Pollak (1803). Si entra nel paese col rettilineo che passa davanti al Collegio dei Somaschi, dove studiarono i Verri, il Manzoni, Gabrio Casati e Quirino Visconti, e che sfocia poi sulla piazza del Mercato
dominata dal palazzo settecentesco dei Prinetti, affiancato da una alta e rara torre cilindrica.

Qui si trovava il castello di Merate, ricordato insieme a quello di Sabbioncello nel 1044; venne riedificato come palazzo abbaziale dal commendatario di S. Dionigi, Èrcole Visconti, intorno al 1702.
Nel periodo in cui fu commendatario il cardinal Durini, vi trovarono ospitalità Balestrieri, Parini, Metastasio.
Con lo sviluppo industriale del tardo Ottocento, Merate continuò ad essere il centro residenziale di importanti famiglie; così notiamo l’impianto neoclassico della villa Dal Verme e della villa Cornaggia-Medici di Vedù; di questo secolo il villino Dupuy e il Biffo, dal rigoglioso parco confinante col Subaglio.

Storicamente interessante è la costruzione del 1900, sede della Società di Mutuo Soccorso fra operai e contadini della Brianza, fondata nel 1866, che vi aprì una scuola di ferri battuti e di falegnameria.
Merate è prossima al dosso di Monterobbio, già famoso per i vini, ai cui piedi si addensa l’abitato di Rebbiate, patria degli Airoldi, di cui resta la settecentesca casa, insieme con altri palazzi dei Cravenna e dei Corio, già feudatari del paese.
Risalendo verso Lecco, si intravede la chiesa di S. Maria del convento di Sabbioncello, in superba posizione; l’edificio cinquecentesco a capanna è una galleria di cinquanta immagini sacre alla Madonna, eseguite per voto, cui si accompagna il fulgore degli affreschi dei Chiesotto (1590), del Fiammenghino (1593), del Codega nell’aula capitolare.

Fonte: Provincia di Lecco

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