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Acerenza

Acerenza

Acerenza, situata sulle sommità di un colle, racchiusa tra il fiume Bradano, che qui disegna un’ampia vallata, e un suo affluente, il torrente Fiumerella, costruita su rupe di tufo, rappresenta il caelsae nidum Acherontia, il “nido dell’aquila dell’alta Acerenza”, secondo la citazione di Quinto Orazio Flacco.

Il versante est è caratterizzto da vaste estensioni di vigneti, in prevalenza uva aglianico, inframezzati da uliveti. Non manca un incontaminato bosco di circa 1000 ettari, di quercia e cerro, abitato da una ricca fauna tipicamente alpina. Il territorio circostante presenta vistose testimonianze di insediamenti preistorici, infatti sul vicino Monte La Guardia sono state trovate tracce di insediamenti risalenti all’Età del Ferro. La città ricalca, dal punto di vista urbano, la tipologia delle cittadelle murate di cui conserva l’impianto medievale.

Dal versante nordest si mette in luce il complesso absidale della Cattedrale, armonizzato con il tessuto urbano grazie all’omogeneità dei materali di costruzione (elementi lapidei di arenaria locale) e al colore delle facciate e dei tetti. L’imponente Cattedrale dell’XI sec. di stile romanico-cluniacense, consacrata a Santa Maria Assunta e a San Canio, svetta su tutto il panorama del borgo. Il complesso architettonico presenta un coro profondo con deambulatorio e tre cappelle radiali, con opere di Antonio Stabile. È del IV secolo d.C. lo splendido busto di Giuliano l’Apostata, conservato nel Museo della Cattedrale. Lo stemma dei Ferrillo ripetuto su affreschi e formelle, è presente anche sul grande sarcofago dietro l’altare: il Cassone di S. Canto. Leone II fece portare qui le spoglie di San Canio dalla Campania, dove predicò fino alla morte nell’anno 305 d.C., spoglie che furono nascoste per sottrarle alla furia dei Saraceni e vennero ritrovate nel 1080; successivamente sparirono nuovamente.

Uscendo dalla Cattedrale, dopo aver ammirato il palazzo cinquecentesco dell’ex Pretura e carcere, che si distingue per uno splendido esempio di Romanella mediterranea, ci si può incamminare per i vicoletti del centro storico e soffermarsi di tanto in tanto davanti agli spendidi palazzi gentilizi settecenteschi: Saluzzi, Caramuta e Scipione-Petruzzi. Senz’altro da visitare è la chiesetta di S. Laviero, detta del Purgatorio, contenente un organo settecentesco e una tela del XVII secolo raffigurante il martirio del santo; poco distante la torre con l’orologio, monumento ai Caduti delle Prima Guerra Mondiale.
Sul Largo Gianturco, principale piazza del luogo, si affaccia la Sede arcivescovile, di impianto longobardo-normanno-svevo.

All’altezza di porta S. Canio, si può ammirare il settecentesco palazzo Gala, con un cornicione a Romanella e portali, timpani e archivolti dei balconi in pietra lavorata. Di fronte è situata la chiesetta gentilizia di S. Vincenzo, databile al XVIII sec. con volta a crociera decorata a stucco. Nella parte bassa dell’abitato è da visitare il convento di Sant’Antonio da Padova, costruito intorno alla seconda metà del XVI sec. La chiesa sorge su un primitivo impianto medievale dedicalo a Santa Maria Maddalena, di cui rimane parte della facciata esterna e di quella verso il chiostro. Nei locali del convento è ospitato il
Museo permanente di Legni intagliati, donati ali’arcidìocesi di Acerenza dagli eredi di Giuseppe e Giovanni Di Trani nel 1991. Lo splendido centro storico di Acerenza, perfettamente conservato, ha consentito l’inserimento del comune nel primo gruppo del circuito dei “Borghi più belli d’Italia“.

Fonte: APT BASILICATA.

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