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Policoro

Policoro - Castello baronale

Policoro è la località della Basilicata in provincia di Matera nota per la bella Riserva naturale, il Castello Baronale ed il Museo Nazionale della Siritide.

Policoro è il centro che nel Medioevo sostituì Heraclea, una delle grandi colonie greche che contendevano la supremazia economica a Taranto e a Metaponto. Sulla punta orientale della collina su cui oggi si trova il castello, coloni provenienti dalla Ionia all’inizio del VII secolo a.C. fondarono Siris, città collocata in una posizione favorevole agli scambi con l’interno, perchè poteva servirsi delle vie d’acqua dei fiumi Agri e Sinni. La sua potenza economica suscitò la reazione violenta di Metaponto, Sibari e Crotone, che si allearono per distruggerla fra il 570 e il 530 a.C. Nella stessa zona cento anni dopo, nel 433 a.C., nacque una seconda città, Heraclea, per iniziativa, secondo gli storici antichi, di Taranto e Thourioi.

All’inizio del IV secolo a.C. Heraclea era a capo della Lega Italiota, contro i Lucani. Sotto le sue mura combatterono Pirro e gli eserciti di Roma, della quale poi fu alleata come città federata. Decadde, come Metaponto, in epoca imperiale. L’antica Heraclea si riprese solo nel Medioevo, in un luogo vicino, sul quale a partite dal IX secolo si sviluppò un borgo bizantino con il nome di Polychorion (cioè vecchio villaggio), poi spopolato quando le paludi e la malaria presero il sopravvento. Soltanto con la riforma agraria del 1950 e la sua nuova dimensione amministrativa come comune, il centro è rinato, diventando un polo economico, agricolo e industriale di rilievo.

Intanto già nel 1732 si era realizzato un primo, clamoroso ritrovamento archeologico: presso Salandra furono rinvenute due lastre di bronzo, le Tavole di Heraclea, ora al Museo nazionale di Napoli, contenenti due decreti del IV sccolo a.C. sulla suddivisione dei terreni appartenenti ai templi di Dioniso e di Athena Polias. Sulla scorta di quel documento le campagne di scavo, che continuano tuttora, hanno individuato resti importanti delle due città greche. Gli scavi di Siris hanno rivelato parti delle mura delle abitazioni, del tempio di Demetra e Kore e di alcune necropoli. Gli scavi di Heraclea hanno isolato una zona, ora Parco Archeologico, che comprende la collina intorno al castello e la sottostante Valletta.
Ciò che è emerso finora ci presenta una città circondata da mura di mattoni crudi, con una strada principale (plateia) e altre secondarie perpendicolari che dividono la pianta urbana in settori regolari. Le abitazioni erano pavimentate di mattoni e dovevano esserci fornaci per la lavorazione della ceramica. Nell’area a valle si sono trovate fondazioni di un tempio arcaico e del santuario di Demetra risalente al VII secolo a.C. e rimasto attivo fino al III secolo d.C.

Sulla collina il Castello Baronale del Settecento è circondato da casette a schiera di coloni e da tratti delle antiche mura. II Museo Nazionale della Siritide, aperto nel 1969 e ampliato nel 1995, documenta le varie fasi della storia del territorio fra Agri e Sinni, naluralmente dedicando la massima attenzione al periodo greco e al fenomeno della penetrazione e dell’ellenizzazione dell’interno. La sala I presenta il territorio e gli insediamenti neolitici e dell’Eta del Bronzo, soprattutto quelli di Termitito, di tipo miceneo. La sala II è dedicata a Siris, la III all’artigianato di Heraclea, la IV al santuario di Demetra, la V e la VI alle necropoli di Heraclea, la VII e l’VIII alle tombe enotrie della valle dell’Agri, la IX ai materiali medievali. L’ampliamento del 1995 comprende una mostra che illustra la graduale ellenizzazione delle vallate interne.

La zona di Policoro è splendida anche dal punto di vista naturalistico. Per il clima e per la natura ancora intatta, presso le foci del Sinni vanno a riprodursi alcune specie rare di tartarughe marine. A sudovest si estende la Riserva Naturale Regionale Bosco Pantano di Policoro, ultima sopravvivenza di un bosco di latifoglie estesissimo, ridotto dopo la riforma agraria a 400 ettari, tra Policoro e Rotondella, con flora anche rara e fauna comprendente cinghiali, caprioli, martore e lontre. Tra querce, olmi e ontani si giunge fino ai confini della Calabria, presso il torrente San Nicola e il centro di Marina di Nova Siri, con la Torre Boleta, o Bollita (da boletum, qualità di fungo). Nei dintorni è stata ritrovata una necropoli ellenistica, mentre nella zona della masseria del Giglio, sulla statale, sono venute alla luce terme romane con alcuni mosaici pavimentali.
Chi vuole ammirare tutte queste opere antiche ha bisogno di un posto in cui soggiornare, ecco infatti gli alberghi in cui prenotare.

Fonte: APT Basilicata

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