Italyzone su FacebookItalyzone su YouTubeItalyzone su TwitterItalyzone su InstagramRSS Italyzone
Ti trovi qui: Italyzone»Itinerari»Parco Nazionale Monti Sibillini

Parco Nazionale Monti Sibillini

Il Parco Nazionale Monti Sibillini è una catena montuosa che si erge nel cuore dell’Italia fino a raggiungere, con il M. Vettore, i 2.476 m. Un territorio dove la magia, la natura, la storia e la cultura locale hanno contribuito a definire una realtà unica ed irripetibile.
È qui, nel regno della mitica Sibilla che nel 1993 è nato il Parco Nazionale Monti Sibillini (ca. 70.000 ettari) con lo scopo di salvaguardare l’ambiente, promuovere uno sviluppo socio-economico sostenibile e favorire la fruizione ad ogni persona sì da creare un “Parco per tutti” . Lupo, aquila reale, falco pellegrino e numerose specie endemiche sono i segni più evidenti di una diversità e di una ricchezza biologica che, unitamente al fascino delle abbazie e dei centri storici medioevali, disseminati a guisa di corona alle falde del gruppo montuoso, hanno contribuito a determinare un mondo antico e suggestivo dove il tempo sembra, ancora oggi, essersi fermato per rendere omaggio a una realtà di così straordinaria bellezza.

UN MONDO FRA STORIA E LEGGENDA
Terra di fate, negromanti ed orrori d’ ogni genere; così i Sibillini venivano dipinti in tutta Europa nel XV-XVI secolo. Un mondo fantastico quindi, ma anche aspro e selvaggio, che da sempre ha destato la fantasia, i sogni e le speranze di tanti celebri scrittori. Fra questi, Andrea da Barberino che nel “Guerrin Meschino” del 1409, narrò le vicende del prode cavaliere alla perenne ricerca delle proprie origini; il francese Antoine de La Sale o l’Hemerlin che definì il M. della Sibilla come il M. di Venere (Venusberg) perché abitato dalla moglie di Vulcano e da spiriti maligni. In realtà i Sibillini costituiscono una catena montuosa, d’origine prettamente calcarea, formata da oltre una ventina di cime aventi una quota superiore ai duemila metri. Fra queste, la più elevata è il M. Vettore o Vetta del Re (2476 m.), alla quale si contrappone il Pizzo della Regina (2332 m), sommità del M. Priora, possente montagna ai cui piedi sorge l’ eremo di S. Leonardo che fu Priorato Avellanita; inoltre il Monte Sibilla (2173 m), dove si trova l’antro della mitica fata; il Palazzo Borghese (2145m), così denominato perché ricorda un edificio gentilizio romano, nei pressi del quale passava l’importante Via Imperiale che collegava il Piceno alla valle Tiberina e quindi a Roma; il M. Castel Manardo (1917 m), il cui nome trae origine da un’antica famiglia nobiliare (i Conti Manardo) che, nel 977, ebbe in dono dal vescovo di Fermo, un castello for¬tificato in località “Le Roccacce”. Il versante orientale di queste montagne, che sono allineate lungo un unico asse principale, è caratterizzato da valli strette ed orientate a Nord, quali quella dell’Aso, del Tenna, dell’Ambro e del Fiastrone. Quello occidentale è invece contraddistinto da tre depressioni ad alta quota: Pian Grande, Pian Perduto e Pian Piccolo. Tutta l’area sommitale risulta inoltre profondamente modellata dai ghiacciai del Quaternario. La loro azione è ancora oggi facil¬mente riconoscibile negli splendidi circhi glaciali della Valle del Lago di Pilato (M. Vettore), della Val di Panico, della Val di Bove, delle alte valli dell’Ambro, del Tenna e della Val di Tela (M. Rotondo) e nelle valli ad “U” sottostanti. Rilevanti sono inoltre i fenomeni carsici le cui tracce sono particolarmente evidenti nei piani di Castelluccio, nei solchi e nelle cavità delle pareti rocciose delle valli principali dove affiora il calcare massiccio quali quelle del Tenna, dell’Ambro e del Fiastrone.

LA NATURA
Negli esseri viventi dei Sibillini è incarnato quello “Spirito selvaggio” che contribuisce a rendere indimenticabile ogni esperienza vissuta fra questi monti. Qui la vegetazione tende, come d’incanto, a cambiare, man mano che si sale sino a raggiungere le cime più elevate. Fino a circa 1000 m, predomir infatti il bosco di roverella, carpino nero e ornie quindi la faggeta, prima mista e poi pura. Al di sopra del limite potenziale del bosco, si sviluppa invece i pascoli primari o naturali dove si posso: rinvenire specie assai rare e pregiate fra cui la stella alpina dell’Appennino (Leontopodium nivale). Parco Nazionale Monti SibilliniAnche la fauna è molto interessante. In particolare, fra i mammiferi ricordiamo il lupo, lusivo gatto selvatico, l’istrice, che diffusosi solo da qualche decennio, occupa le zone più termofil il capriolo. Fra gli uccelli sono da ricordare 1′ aql reale, che dall’ istituzione del parco ha iniziato a nidificare anche in zone abbandonate da anni, l’astore e lo sparviero, tipici abitatori dell’ambiente boschivo, e il falco pellegrino. Frequenti sono anche il gracchio alpino e quello corallino. Interessante è inoltre la presenza del piviere torr lino, del codirossone, del sordone, del fringuello alpino, del picchio muraiolo e della coturnice. Numerose sono anche le specie endemiche, fra cui il chirocefalo del Marchesoni, piccolo crostaceo che vive esclusivamente nel lago di Pilato.

L’UOMO E LA VALORIZZAZIONE DEL PARCO
Settantamila ettari, 18 comuni di cui 13 ricadenti con il loro capoluogo nel Parco, una popolazione di circa 16.000 abitanti, risorse naturalistiche e storico-architettoniche di straordinario rilievo anche sul piano internazionale: questo è il Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Un parco che è caratterizzato da una diffusa presenza di centri e nuclei d’origine medioevale storico e architettonico. La popolazione però, nell’ultimo trentennio, è diminuita d’oltre il cinquanta percento; ne discende che la fragilità e la delicatezza, degli equilibri ambientali e socio-economici, sono le caratteristiche fondamentali di questo grande Parco Nazionale.
Un Parco quindi, che opera per il reale recupero di tutti quei valori che determinano l’identità naturalistica, culturale e storica dei Sibillini; per garantire uno sviluppo relazionale e duraturo dell’area. Ciò nella piena coscienza che questo territorio è frutto di un millenario e attento lavoro, che va apprezzato e valorizzato, d’integrazione fra le forze della natura e quelle dell’uomo e che come tale va tramandato alle future generazioni.