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Parco Naturale Adamello - Brenta

Il Parco Naturale Adamello-Brenta, istituito nel 1967, con i suoi 618 kmq di estensione è la più grande area protetta del Trentino ed ha anche la maggior copertura boschiva, che è pari a circa un terzo dell’intera area protetta.

Il Parco si snoda lungo il gruppo dolomitico del Brenta ad Est e il massiccio granitico dell’Adamello-Presanella ad Ovest, separati dal solco glaciale della Val Rendena.
Ma vediamo tutto quello che possiamo incontrare se ci incamminiamo dentro questa oasi naturalistica.

Il Parco presenta i tratti caratteristici dell’ambiente alpino centro-meridionale, con immense foreste di conifere formate da abete rosso, larice, abete bianco e pino silvestre; sono piante che si spingono fino ai 1900-2000 metri, per poi lasciare il posto ad arbusti come pino, mugo, rododendri, azalee e salici striscianti.
Grazie alla notevole escursione altimetrica del Parco, che arriva ai 3000 m di altitudine, e alla variabilità delle condizioni ambientali, particolarmente ricca è la flora con innumerevoli specie floreali alpine, dalla genziana, all’anemone alpino, dall’arnica al ranuncolo, alle diverse specie di giglio, fino alle stelle alpine e al lichene islandico.
Sono tutte specie protette, ovvero da proteggere, ammirare e non da portare via.
Ma l’eccezionalità del Parco è rappresentata soprattutto dall’incredibile varietà di specie animali che qui hanno trovato il loro habitat naturale a riprova dell’incredibile integrità che il Parco tuttora mantiene.
E’ il regno di camosci (qui vive il 40% della popolazione di camosci dell’intero Trentino), cervi, caprioli, stambecchi, mufloni, marmotte, scoiattoli, tassi, ermellini, donnole, martore, faine, ghiri, lepri (comprese quelle bianche), galli cedroni, galli forcelli, pernici, poiane, falconi, gheppi, gufi, civette, maestose aquile reali.

Di recente è stata accertata la presenza anche del gipeto, avvoltoio degli agnelli, come pure di mufloni, mammifero di nuova introduzione.
Ma l’attrazione faunistica principale del Parco è senza dubbio rappresentata dall’orso bruno.
Animale schivo e timido, l’orso mal sopporta i mutamenti ambientali e mantenere la sua presenza nel Parco rappresenta una grande sfida per il futuro: significa riuscire a coniugare sviluppo turistico con la salvaguardia dell’ ambiente naturale, trovare insomma un equilibrio tra uomo e natura.
Il plantigrado infatti era sulla via d’estinzione a causa della spietata caccia a cui è stato sottoposto nel corso dei secoli.

Ma ci sono segnali che fanno ben sperare: un orso femmina all’interno del Parco, ha dato da poco dato alla luce un erede e la coppia è stati avvistata nei boschi della Paganella, versante Fai.