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Eremo di S.Marco

Per la sua suggestiva collocazione a ridosso della roccia calcarea, l’Eremo di S. Marco, ben visibile anche dalla Piazza del Popolo di Ascoli Piceno, rappresenta una meta da non perdere. Edificato sul travertino, sembra appeso alla parete rocciosa, come a chiudere una cavità naturale. La cortina muraria di pietra concia è nobilitata da un doppio ordine di bifore (5 in tutto), con colonnina e capitello centrale.

L’accesso è costituito da una scalinata gettata a ponte sulla profonda forra antistante, che prosegue poi appoggiandosi alla roccia. L’eremo è costituito da due ambienti sovrapposti, di cui l’inferiore, con volta a botte, era un tempo interamente affrescato. Nel vano superiore si conserva ancora un edificio tombale ad arcosolio, del XV secolo, con gli stemmi dei Tabaldeschi, nobile famiglia ascolana.

Le prime notizie documentarie riguardanti l’Eremo di S. Marco risalgono all’inizio del XIII secolo, quando vi si stabilirono i Cistercensi che vi rimasero fino al 1387, anno in cui, a causa della decadenza e del disordine di vita a cui erano giunti i monaci, il cenobio fu soppresso e i beni ceduti alla famiglia Sgariglia di Ascoli Piceno. Si trattò, probabilmente, di una restituzione di fondi alla famiglia che aveva permesso, con donazioni, la fondazione del convento (a Piagge si trova ancora, infatti, un Palazzo Sgariglia). Fu allora che l’eremo fu trasformato in chiesa con l’erezione della torre campanaria e la costruzione della scala di  accesso e dell’altare nel locale adibito al culto. Fino al 1474, anno in cui fu edificata la chiesa di S. Bartolomeo, la chiesa di S. Marco ebbe la cura degli abitanti di Piagge: da quell’anno iniziò la sua lenta ma inesorabile decadenza.

Il primo asceta di cui si conoscno notizie sicure è Agostino. Il monaco, da ben nove anni, conduceva vita anacoretica insieme ai suoi tre figli alle falde del Colle S. Marco quando Ascoli Piceno, nel 578, fu assediata e sconfitta da Faroaldo, duca longobardo di Spoleto. Fu allora che l’eremita guerriero armato solo della croce, sceso in città per rincuorare ed aiutare gli assediati, per il suo gesto subì il martirio e fu trascinato per le vie legato a cavalli imbizzarriti.

Fonte: Regione Marche, Assessorato al Turismo.