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Palazzo Rosso - Museo di Strada Nuova

Palazzo Rosso è uno dei Palazzi nobili di Via Garibaldi, la Via Aurea dell’antica Genova. Il palazzo ha una duplice rilevanza, appunto in quanto splendido esempio di Palazzo nobiliare ma anche in quanto sede di un importantissimo Museo cittadino.

IL PALAZZO

L’edificazione del palazzo avvenne tra il 1671 e il 1677. La paternità dell’immobile è riconducibile all’architetto Pietro Antonio Corradi, mentre il cantiere e le opere furono diretti da Matteo Lagomaggiore.  L’edificio è impostato su uno schema di pianta ad U, derivato dalle tipologie applicate da Bartolomeo Bianco: le due ali sono unite da logge che definiscono il cortile interno a pianta quadrata. Ciascuno dei due piani nobili presenta la consueta disposizione che prevede loggia e salone in posizione assiale, e una fila di sale ai due lati.
Gli artisti che, tra il 1679 e il 1694, parteciparono al primo intervento decorativo furono Domenico Piola (1627-1703) e Gregorio De Ferrari (1647-1726), e, più tardi, Paolo Gerolamo Piola (1666-1724), coadiuvati dai quadraturisti e dagli stuccatori.
Nella primavera del 1691 prese il via una seconda fase decorativa, che nel giro di un anno interessò le quattro sale del lato a ponente: la stanza della Vita dell’uomo e quella delle Arti Liberali furono affrescate da Gio Andrea Carlone (1639-1697) con l’aiuto di Antonio Haffner per le quadrature che, sulle pareti della seconda, si aprono su Paesaggi di Carlo Antonio Tavella (1668-1738); l’ambiente dell’alcova – che attualmente presenta in parte una decorazione più tarda – ancora da Gio.Andrea Carlone e da suo fratello Nicolò; l’ultima sala interamente da Bartolomeo Guidobono (1654-1709), la cui Fucina di Vulcano sulla volta andò purtroppo perduta e sostituita, nel 1736, dalla Gioventù in cimento di Domenico Parodi.

LA COLLEZIONE

La  splendida quadreria che, unitamente agli arredi e a Palazzo Rosso, la duchessa di Galliera donò al Comune di Genova nel 1874 era stata consapevolemente formata dalla famiglia Brignole-Sale attraverso una sapiente politica di acquisizioni e commissioni, dispiegatasi per oltre due secoli, a suggello dell’ascesa sociale, economica e politica.
Nella prima metà del Seicento, la commissione di alcuni grandi ritratti ad Anton Van Dyck da parte di Gio. Francesco Brignole, aveva rappresentato il primo, significativo segno della potenza economica raggiunta dalla famiglia.
Gio. Francesco I (1643-1694), rimasto l’unico erede e proprietario di Palazzo Rosso, continuò l’opera di accrescimento delle collezioni e di ingrandimento e arricchimento del palazzo.
Sua moglie, Maria Durazzo, non solo sostenne questa lungimirante e munifica politica, ma, rimasta vedova, diede un apporto assai  significativo alle collezioni della famiglia, ampliando le ricche collezioni d’arte ricevute per eredità dal padre, Giuseppe Maria Durazzo. Beneficiario di queste scelte fu Gio. Francesco II Brignole-Sale (1695-1760) che si ritrovò unico proprietario di Palazzo Rosso e delle collezioni di quadri costituite, a questo punto, sia da opere provenienti dalla famiglia Brignole-Sale ( fra le quali erano, oltre i citati grandi ritratti di Van Dyck, dipinti di Guido Reni, di Guercino, di Mattia Preti, di Bernardo Strozzi) sia da dipinti pervenuti dalla famiglia Durazzo, il cui nucleo più consistente comprendeva tavole e tele d’ambito veneto del XVI secolo (fra le quali meritano d’essere ricordate le opere di Palma il vecchio e di Veronese).
Gio. Francesco II procedette ad altri significativi acquisti, tra i quali ricordiamo i Quattro Apostoli di Giulio Cesare Procaccini, il Ritratto di giovane di Van Dyck, La carità di Bernardo Strozzi. Agli anni della missione diplomatica a Parigi di Gio. Francesco II (intorno agli anni 1737-1739) si devono far risalire le commissioni fatte a Hyacinthe Rigaud, pittore ufficiale dell’aristocrazia del tempo, relative al ritratto suo e della moglie. La quadreria venne ulteriormente arricchita per via ereditaria, a causa della mancanza di discendenza dei fratelli Carlo Emanuele e Francesco Maria Durazzo. Pur nel mutato contesto storico e politico, i Brignole-Sale continuarono tra la fine del XVIII e il XIX secolo ad attuare una politica di arricchimento del Palazzo e delle sue raccolte, entrambe destinati infine a dare “decoro e utilità”, “lustro e vantaggio” non solo alla famiglia, ma alla città tutta.

[ Testi in parte tratti dal sito ufficiale di Palazzo Rosso ]

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