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Santa Marta

La chiesa di S. Marta, resa nelle attuali forme a partire dal 1535, a tre navate, segue la tipologia propria delle chiese monastiche femminili, caratterizzate da un coro superiore che poggia sui due primi pilastri della navata, e assunse l’attuale aspetto fra XVII e XVIII secolo, quando l’intera superficie interna fu coperta di pitture e ornati.
Oggi la chiesa si presenta come singolare punto di incontro dei migliori frescanti genovesi: vi si possono ammirare infatti opere di G.B. Carlone, Valerio Castello, Domenico Piola, Lorenzo De Ferrari, Paolo Gerolamo Piola e Domenico Parodi. Sull’altar maggiore campeggia la statua marmorea di S. Marta, opera di Filippo Parodi, che – insieme al Crocifisso di G.B. Gaggini da Bissone e le tele di Domenico Fiasella, Carlo Giuseppe Ratti ed altri, fanno della chiesa un autentico museo del barocco genovese.

Se poi si esce dall’ edificio attraverso la porta che affaccia su piazza Corvetto, si può accedere alla Sala Capitolare – sopra citata – sede delle attività didattiche e culturali della Biblioteca Franzoniana.
Per scoprire l’ultimo frammento di questo tesoro nascosto bisogna, ritornati su piazza Corvetto, accostare il chiosco liberty e avviarsi verso le gallerie commerciali di via XII Ottobre: qui, scendendo le scale, sulla destra, può scorgersi – dagli antichi ovali superstiti – la sala del refettorio delle monache decorata su tre lati da una serie di undici lunette e più ampi sottostanti affreschi. Si tratta di un ciclo pittorico degli inizi del XVI secolo.