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La "forma del libro" al Museo delle Arti di Catanzaro

Il libro e le espressioni d’arte che si sviluppano attorno sono in mostra, dal 4 maggio al 5 ottobre, al Museo delle Arti di Catanzaro  con “Bookhouse  La forma del libro”, esposizione ideata e curata da Alberto Fiz che ospita 50 artisti fra i più noti della scena nazionale e internazionale.

Una Torre di Babele formata da ottomila volumi o una libreria esplosa; nel percorso espositivo, dislocato sui tre piani del museo e in dialogo con le opere della collezione permanente, si confrontano le percezione che ognuno degli artisti partecipanti ha del libro, non inteso come libro d’arte, ma come opera d’arte stessa formata da immagini, sculture, istallazioni e ambiente, al fine di dimostrarne la sua attualità e la sua essenza capace di comprendere “il tutto”. 
L’elemento cardine su cui si snoda il percorso espositivo pone in risalto la centralità del libro e dei luoghi, archivi e biblioteche, che lo conservano; il tema si ispira all’edizione 2012 di Documenta e al Palazzo Enciclopedico, titolo della Biennale di Venezia. La centralità del libro è rilevata in mostra nella sua essenza di “forma pensante” e non di semplice aggregatore di parole e immagini che avrebbe potuto negli anni renderlo simile alle risorse digitali. Il libro fissa ciò che nella realtà si percepisce come provvisorio, trasformandolo in permanente; entra nelle vite e trasforma in forma fisica il pensiero di ogni singolo essere umano.

Non mancano spettacolari lavori site-specific come Idiom, installazione dell’artista slovacco Matej Krén formata da ottomila libri forniti dalla casa editrice Rubbettino, alta quattro metri. A seguire l’artista spagnola Alicia Martín coinvolge lo spettatore con una cascata di libri, mentre una soluzione formata da 800 litri d’acqua ospita il libro danzante del coreano Kibong Rhee. Il libro come “ipotesi ambientale” è sviluppata nella camera da letto formata da volumi, segnalibri e copertine, creata dallo svizzero Peter Wüthrich.

Una riflessione sugli orrori della storia emerge dal volume di pietra di Michael Rakowitz. La centralità delle biblioteche e degli archivi è contenuta nel cavallo-libreria di Mimmo Paladino che contiene i volumi dell’Ulysses di James Joyce. Nella stessa sezione spicca From The Entropic Library, straordinaria scultura di nove metri di lunghezza, realizzata nel 1989 da Claes Oldenburg e Coosje Van Bruggen, proveniente dal Museo di Saint-Etienne. Libri di piombo entrano in relazione con l’enigmatico poliedro di Albrecht Dürer in una biblioteca della memoria proposta da Anselm Kiefer.

Infine, il tema ricorrente nell’intero percorso espositivo è il libro-scultura; il libro come scrigno della memoria, come codice senza parole; il libro-ombra, come pluralità di libri, come spazio immateriale e bianco, in continua affermazione e consapevolezza del suo essere strumento materiale dal potere evocativo, nonostante l’avvento delle varie proposte digitali, che hanno introdotto i libri interattivi su cui si sofferma la sezione dedicata al Terzo Millennio affidata allo Zkm di Karlsruhe, il Centro di Arte e Media più importante a livello internazionale diretto da Peter Weibel.

Libri ricchi di suggestioni e problematiche sono presentati in mostra con soluzioni infinite, fra cui la particolare scultura-dentiera di Dennis Oppenhiem; la biblioteca di fumo di Claudio Parmiggiani; il Cristo cancellatore di Emilio Isgrò, opera realizzata nel 1968; la poltrona-libro di Art & Language; le microsculture in carta di Sabrina Mezzaqui e la raccolta di libri su Vincent Van Gogh di Stefano Arienti. Inquietante è il video di Paolo Canevari che fa bruciare a fuoco lento Mein Kampf, saggio nel quale Adolf Hitler espose il proprio pensiero politico. Infine, l’opera di Gregorio Botta rappresenta un libro che attende di essere scritto.

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