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Taralli

Il termine “tarallo” ha un’origine incerta, secondo alcuni deriva dal latino “torrère”, ovvero “tostare”, secondo altri dal greco “toros” (toroidale), per la sua particolare forma, o dal greco “daratos”, ovvero una “specie di pane”, o ancora dall’italico “tar” (avvolgere), perchè i fornai, durante il XVIII sec ci avvolgevano i resti della pasta del pane. Venivano usati, come alternativa a quest’ultimo, da pastori e contadini che dovevano star lontani da casa, perchè, essendo secchi non andavano incontro a deperimento.

I taralli hanno ingredienti semplici, farina, acqua, olio d’oliva, vino bianco e sale, talvolta aromatizzati con finocchietto o peperoncino, in breve tempo sono diventati un prodotto molto richiesto in Italia e all’estero, tanto da essere denominato dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali come “Prodotto agroalimentare tradizionale”.

I taralli pugliesi differiscono da quelli napoletani per il metodo di cottura, prima di essere infornati vengono fatti bollire nell’acqua e, nella versione dolce, ricoperti da glassa di zucchero.

Secondo al tradizione erano offerti nelle osterie e in casa in segno di amicizia, accompagnati con un robusto bicchiere di vino rosso, creando un’atmofera allegra e da quì il detto: “finisce tutto a tarallucci e vino!”.

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