Italyzone su FacebookItalyzone su YouTubeItalyzone su TwitterItalyzone su InstagramRSS Italyzone
Ti trovi qui: Italyzone»Eventi Italia,Eventi Veneto»A Padova Pietro Bembo e l'invenzione del Rinascimento
Doppio ritratto del Giorgione - 1502 circa

A Padova Pietro Bembo e l'invenzione del Rinascimento

Il Palazzo del Monte di Pietà di Padova ospita, dal 2 febbraio al 19 maggio 2013, “Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento”, la grande mostra, a cura di Guido Beltramini, in collaborazione con Davide Gasparotto e Adolfo Tura, che riporta nella città, dopo cinque secoli, la collezione d’arte che il grande umanista aveva incrementato nella sua casa. L’esposizione, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, insieme al Centro Internazionale Andrea Palladio, con la collaborazione e il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, vanta un comitato scientifico presieduto da Howard Burns, con Giovanni Agosti, Lina Bolzoni, David Alan Brown, Matteo Ceriana, Marco Collareta, Massimo Danzi, Caroline Elam, David Freedberg, Fabrizio Magani, Arnold Nesselrath, Alessandro Nova, Pier Nicola Pagliara, Vittoria Romani, Claudio Vela.

La creazione della prima realtà museale della storia e l’epopea della supremazia italiana nella letteratura e nelle arti sono le tematiche indagate in mostra partendo dall’analisi della figura di Pietro Bembo (Venezia 1470 – Roma 1547), attraverso la sua collezione d’arte.

Per la prima volta dopo cinque secoli Padova accoglie (annunciando in anteprima l’esposizione non a caso nella casa di Bembo, attuale sede del Museo della Terza Armata) la collezione d’arte che l’intellettuale aveva incrementato a partire dagli anni Trenta del Cinquecento, quando risiedeva nella città veneta.

Dipinti realizzati dai grandi maestri del Rinascimento che vanno da Mantegna a Raffaello, facevano parte della collezione assieme a sculture antiche, gemme, bronzetti, manoscritti miniati, monete rare e medaglie. Tale memorabile ricchezza e varietà di oggetti fu venduta dal figlio Torquato e dispersa nel mondo. Grazie a prestiti importanti da parte di musei e collezioni private italiane ed estere è stato possibile presentare al pubblico la collezione d’arte che diede alla sua abitazione l’appellativo di “casa delle Muse” o “Musaeum” (Museo), di cui il poeta fu considerato il precursore.

Ma chi era Pietro Bembo e perché la sua epopea coincise con quella dell’arte italiana in Europa? Figura poliedrica, fu storiografo e bibliotecario della Repubblica Veneta. Il suo modo di concepire la letteratura influenzò notevolmente il mondo rinascimentale. Bembo, assieme ad Aldo Manuzio, rivoluzionò il concetto di libro con la creazione di volumi classici di piccolo formato, al fine di usufruirne fuori dalle aule universitarie.

Poeta che canto l’amore negli Asolani e nei Motti, Bembo amò donne bellissime fra cui Lucrezia Borgia; all’età di 69 anni fu nominato cardinale da papa Paolo III Farnese; trasferitosi a Roma pose le fondamenta per quella che diventò la grande Biblioteca Vaticana.

Fu amico di Raffaello, Michelangelo, guida e protettore di artisti come Giovanni Bellini, Sansovino, Sebastiano Dal Piombo, Tiziano, Benvenuto Cellini, Valerio Belli, di cui collezionò e ispirò opere d’arte.

Un uomo colto, creativo e sensibile alle varie forme d’arte; tali attitudini lo condussero all’intuizione che l’Italia, terra suddivisa in piccole corti e assoggettata ai grandi sovrani europei, non aveva il primato delle armi, ma nell’arte e nella letteratura. Cosciente di vivere in un paese in piena crisi militare, Pietro Bembo trovò nella cultura del nostro paese un elemento fondamentale di identità comune in cui riconoscersi. Precursore anche di un’idea di unità d’Italia a livello territoriale, Bembo sentì l’esigenza di iniziare un tale processo con la creazione di una lingua nazionale, ponendo nelle sue Prose della volgar lingua del 1525 le regole della lingua italiana basate sugli scritti di Dante e Petrarca.

Stessa regola fu adottata dal poeta sul versante dell’arte indicando Michelangelo e Raffaello come prosecutori di una tradizione greco-romana, ma contemporaneamente campioni di un nuovo stile che riconferma la supremazia dell’arte, come della letteratura, italiana rispetto al resto d’Europa.

Non manca infine il coinvolgimento di Padova città che, nella breve stagione in cui “l’illuminato poeta” vi soggiornò, si trasformò in crocevia della cultura artistica internazionale. Fu proprio in quel momento storico che il termine “museo” acquisì una valenza internazionale.

Related posts

Leave your comment

Your Name: (required)

E-Mail: (required)

Website: (not required)

Authorization code from image: (required)


Message: (required)

Send comment